Molto si parla delle riforme rivolte alla prestazione pensionistica, in particolar modo l’attenzione è rivolta ai requisiti per accedervi che sono stati ultimamente variati ed adeguati alle prospettive di vita, ma sono state previste anche delle agevolazioni per chi volesse anticipare i tempi standard previsti dalla legge.
Le ultime ipotesi sul piano di flessibilità in uscita delle pensioni prevedono:
- da un lato penalizzazioni medie delle pensioni del 3-4% l’anno per chi ha più di 63 anni, da misurare in base al numero di anni in cui si anticipa l’uscita dal mondo del lavoro oltre che all’entità dell’assegno percepibile una volta che si raggiunge la soglia per la pensione di vecchiaia. A ciò si lega la previsione di trattamenti anticipati, per un arco temporale non superiore a 3 anni,.
- dall’altro lato, si è tornato a parlare anche dell’ipotesi di allargare il bonus degli 80 euro ai pensionati.
Faranno parte del pacchetto di riforma quindi , che dovrebbe partire dal 2017, l’uscita anticipata (3 anni prima) dal mercato del lavoro con la previsione di penalizzazioni, l’ipotetico taglio delle aliquote sui fondi integrativi, un nuovo riscatto della laurea e infine un nuovo sostegno ai circa 3 milioni di italiani che ricevono dall’INPS meno di 500 euro al mese.
La possibilità di andare in pensione dal 2017 con 3 anni di anticipo, lavoratori nati nel ’51, ’52 e ’53; per poi, nella fase successiva, arrivare a interessare i nati nel triennio successivo (’54, ’55, ’56), sarà realizzabile grazie ad un meccanismo basato sul cosiddetto “prestito”, garantito da banche e assicurazioni, dietro una “mini” garanzia pubblica (esclusivamente per chi ha una bassa soglia di reddito pensionistico); tale prestito, una volta raggiunta l’età pensionabile, dovrà essere restituito con rate negoziabili, variabili da 10 a 20 anni a seconda dell’entità dell’assegno percepito per gli anni di anticipo.
I trattamenti minimi, per chi non ha versato sufficienti contributi (nel 2016 si parla di circa 3 milioni di italiani) che ammontano a 500 euro mensili potrebbero essere integrati con il bonus da 80 euro previsto dal Jobs Act , tale trattamento sarà riservato solo a chi non beneficia di altri trattamenti dall’INPS, tra cui ad esempio l’assegno di reversibilità.
Un occhio di riguardo il Governo sembra volerlo porre sulle professioni usuranti, attraverso l’aggiornamento dell’elenco (ormai invariato da anni), tutelando i soggetti che ancora operano in condizioni difficili, dai cantieri edili agli asili.
A tal proposito si ricorda che vengono ritenute attività particolarmente usuranti:
1) mansioni svolte in sotterraneo in maniera prevalente e continua, come lavori in galleria, cava o miniera;
2) mansioni svolte dagli addetti alle cave di materiale di pietra ed ornamentale, come lavori nelle cave;
3) mansioni svolte dagli addetti al fronte di avanzamento in forma prevalente e continua, come lavori nelle gallerie;
4) lavori in cassoni ad aria compressa;
5) lavori svolti dai palombari;
6) mansioni che espongono ad alte temperature, quando non è possibile adottare misure di prevenzione, quali, ad esempio, lavori degli addetti alle fonderie di 2° fusione, non comandata a distanza, lavori dei refrattaristi e lavori degli addetti ad operazioni di colata manuale;
7) mansioni dei soffiatori nell’industria del vetro cavo eseguito a mano e a soffio;
8) le mansioni svolte in forma prevalente e continua all’interno di spazi ristretti, come lavori di costruzione, riparazione e manutenzione navale;
9) mansioni di asportazione dell’amianto, svolte in maniera prevalente e continua.
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