
Con il rinnovo del Modello ISEE c’è stato molto caos e scontento generale per la mancanza di adeguamento alla normativa da parte degli Enti finanziari e da parte dei contribuenti.
Il famoso detto “ho fatto sempre così” ha creato non pochi disagi, infatti è stato complesso e complicato riuscire a venirne a capo.
Sicuramente la poca informazione da parte di chi di dovere ha amplificato l’effetto “da oggi si cambia” ma effettivamente modificare abitudini radicate non è semplice.
Primo grande cambiamento è stata la scadenza: alcuni contribuenti avevano rinnovato ISEE nella seconda metà del 2015 e quindi per quest’anno è sembrato loro di doverlo rinnovare troppo presto… Ma tranquilli da questo anno anche il vostro Isee tornerà a durare 12 mesi.
L’immenso elenco di documenti da consegnare e la poca chiarezza, a volte, di chi presta il servizio ha creato confusione dai redditi da prendere a riferimento: 2014?2015? e qui è scattato il panico…. Il 2015 è un dato sconosciuto fino a febbraio 2016… A nulla chiaramente sono serviti elenchi dettagliati che vengono, comprensivamente, letti con l’occhio dell’abitudine e della prassi ormai superata.
E’ giusto precisare che le Banche e le Poste non hanno contribuito a semplificare il rinnovo, infatti nonostante la circolare del 05/12/2014 che suggeriva agli Enti finanziari di rendere disponibili la giacenza media e/o l’estratto conto a scalare entro i termini di legge e, comunque, in nessun caso sarebbe stato possibile rifiutare l’erogazione di tali dati, moltissimi sportelli però non hanno dato, forse per mancato aggiornamento dei programmi, quanto necessario nei tempi utili dando, nel vero senso della parola, i numeri.
Questo ha influito non poco sui termini di rinnovo, infatti alla fine gli Enti locali hanno dovuto allungare le scadenze per andare incontro ai contribuenti, disperati, mentre qualche ente finanziario, ad oggi, ancora risponde di non essere in grado di erogare nemmeno un residuo mutuo al 31/12/2015.
Grande resistenza, e in questo caso, da parte del contribuente per il rilascio delle informazioni relative a buoni fruttiferi, libretti postali, carte prepagate o con Iban che ha portato a dover integrare buona parte dei Modelli ISEE.
A questo hanno contribuito le banche che, almeno così sembra, ancora non hanno chiaro che le carte prepagate con Iban sono paragonabili ai conti correnti e pertanto dovrebbero rilasciare certificazione per gli stessi di saldo e giacenza media, stessa sinfonia per i libretti di deposito bancari dove la giacenza diventa “irrilevante” soprattutto se non movimentati.
Non meno complicato il discorso “patrimonio netto” per il quale qualcuno ancora si chiede a cosa serva inserirlo….
Ditte individuali, società di persone e di capitali sono tenute alla compilazione del patrimonio netto secondo l’ultimo bilancio depositato o sulla base dell’ultimo “bilancio” presente per l’anno precedente alla DSU, ma spesso a metà gennaio ancora non è stato possibile completare la contabilità dell’anno precedente e allora lascio spazio all’immaginazione….
Insomma un vero delirio!!!
Tutto questo però ha un senso: per anni e anni qualcuno ha fatto il furbetto e persone davvero bisognose si sono viste paragonate a chi, grazie a piccoli escamotage, pur non avendone diritto, riceveva ingiustamente agevolazioni e prestazioni a sostegno del reddito, quindi oggi con controlli incrociati a tappeto (perché ricordiamo che in Anagrafe Tributaria risulta ogni conto, ogni carta, ogni buono e ogni libretto intestato) è impossibile sfuggire o creare sotterfugi, come dico sempre, a gran vantaggio di chi è sempre stato onesto e ancora lo sarà!!!
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